Cosmo Spazio Tempo Tre concetti durante l’era scientifica
 

Gianfranco Bertazzi - Roberto Caimmi
Cosmo Spazio Tempo
Tre concetti durante l’era scientifica


Collana: Scienza
form. cm 17,5 x 24,5 - pp. 136
Anno di pubblicazione: 1988
ISBN 978-88-7506-145-6
Prezzo: euro 19,00
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Qual’è l’obbiettivo della scienza? Che cosa si richiede da una teoria, il cui intento è la descrizione della natura? Può oggi la filosofia considerarsi morta, o semplicemente non avere né oggetto né significato o addirittura ritenersi esattamente come la religione e la morale, che affondano le proprie radici al di là dell’esperienza sensibile? Questi interrogativi — tra gli altri — sorgono spontanei non appena si tenti di delineare l’evoluzione e la storia dei concetti di cosmo, di spazio e di tempo durante l’era scientifica, per cui una risposta, seppure approssimata, si rende necessaria e costituisce il naturale complemento ad un lavoro del tipo considerato.
D’altra parte non si può, prendendo in esame la diversa accezione in cui sono stati considerati i termini “cosmo”, “spazio” e “tempo” durante l’era scientifica, prescindere dall’analisi della storia della fisica, che più di ogni altra scienza ha fatto propri tali termini. Al riguardo, riesce opportuno rilevare che la cosiddetta “fisica classica” non è né un corpus coerente cristallizzatosi progressivamente intorno al nucleo centrale costituito dai princìpi della meccanica newtoniana, né tantomeno la realizzazione di un progetto di descrizione meccanicistica del mondo fisico, entrambi irrimediabilmente compromessi dall’affermarsi delle rivoluzionarie concezioni facenti capo alla teoria della relatività e alla teoria della meccanica quantistica.
La fisica classica va invece riguardata alla stregua di una realtà storica che, concepita nel Seicento, si evolve dialetticamente e come tale è tanto ricca di profondi rinnovamenti quanto gravida di feconde contraddizioni, e pur tra tensioni, interrogativi irrisolti e zone d’ombra, si pone sempre più in aperto divario rispetto agli obiettivi perseguiti dalla istanza meccanicistica condivisa dagli stessi scienziati, volta ad una spiegazione ultima dei fenomeni naturali in termini di forze centrali dipendenti dall’inverso dei quadrati delle distanze, esercitantisi fra corpuscoli materiali impenetrabili contenuti in uno spazio vuoto, e dei relativi movimenti.
Da quanto detto, discende palese come nell’andare a tracciare la evoluzione e la storia dei concetti di cosmo, di spazio e di tempo nell’era scientifica, non si debba rinunciare a prendere in considerazione il parallelo sviluppo della scienza in generale e della fisica in particolare, nonché della filosofia, dell’epistemologia, e dell’interdipendenza di queste con la scienza.
A questo punto è necessario chiarire che non intendiamo minimamente giungere ad alcuna verità assoluta, poiché non eleviamo a discriminante alcun sistema “assoluto”; al contrario, ci proponiamo di trattare soltanto verità di esperienza. Infatti, la nozione di verità di esperienza sembra esigere qualcosa di più: l’accordo del pensiero con il reale, ossia con l’oggetto della conoscenza. Ma, allora, come la natura di quest’oggetto può variare secondo il dominio della conoscenza che si considera, a seconda che si tratti — ad esempio — delle astrazioni pure della matematica, delle realtà fisiche della materia, è evidente che le vie attraverso le quali il pensiero potrà raggiungere questi diversi obbiettivi, potranno essere diverse in funzione del caso considerato. Noi definiremo l’insieme di tutte queste vie: metodo. La logica di PortRoyal (1662) definisce il metodo come “l’arte di ben disporre un seguito di più pensieri, o per scoprire la verità quando la ignoriamo, o per dimostrarla agli altri quando noi la conosciamo già”. Più semplicemente potremo dire che il metodo è l’insieme dei processi che si impiegano sia per scoprire la verità, sia per provarla. In effetti, si può affermare che i processi mediante i quali si trova sono raramente quelli mediante i quali si prova. Si può anche sottolineare, che nonostante certi logici — come J. Stuart Mill, ad esempio — abbiano definito la logica come “la teoria della prova”, non c’è ragione di escludere dal nostro studio ogni processo di ricerca o di indagine. E’ quanto per l’appunto ci proponiamo di fare nei paragrafi successivi, seppure di necessità in maniera né del tutto rigorosa né del tutto esauriente.
(Dalla Presentazione al libro degli autori)

Gianfranco Bertazzi è direttore dell’Istituto di Geofisica e Bioclimatologia Sperimentale di Desenzano del Garda.
Roberto Caimmi svolge la sua attività di ricerca presso il Dipartimento di Astronomia dell’Università di Padova.

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