Lodovico Cardellino
I canti del cavalier Cacciaguida
(Par. XIV 67 - XVIII 69)


Collana: Bibbia e Oriente - Supplementa
form. cm 17 x 24 - 516
Anno di pubblicazione: 2015
ISBN 978-88-7506-222-4
Prezzo: euro 38,00
Disponibilità: Disponibile

Il giubileo della misericordia e la celebrazione dei 750 anni dalla nascita di Dante sono un’ottima occasione per un esame dei canti XVIII-XXII del Paradiso di Dante, relativi ai cieli della giustizia umana e di quella divina, cioè al rapporto, sempre problematico, fra legge e misericordia.

Dante si presenta come protagonista del viaggio descritto nella Commedia: parla sempre di sé e del proprio poema. Ma solo i canti di Cacciaguida mettono a tema diretto l’autore e la sua opera. Per comprendere il senso e l’importante ruolo di questo incontro, centrale nel Paradiso, è necessario riesaminare il significato complessivo, autenticamente evangelico, della Commedia. In particolare, il divieto assoluto di giudicare e il dovere di assolvere sempre tutti è essenziale tanto nel messaggio evangelico quanto nella Commedia, pur essendo trascurato dalle interpretazioni tradizionali, nonostante l’enfasi con cui Beatrice in Eden lo segnala a Dante e gli impone di scriverlo. Il paradossale recupero dell’Antico Testamento da parte del Vangelo ha infatti favorito la convinzione che ci fosse continuità e non opposizione: la sostanziale opposizione, e il suo ambiguo mascheramento, è al centro della Commedia. La posizione del Battista, che rappresenta l’Antico Testamento e annunzia un re terreno e tuttavia lo addita in Gesù, che ne è l’opposto, viene riproposta nella figura di Virgilio che conduce a Beatrice, immagine di Gesù, senza comprenderla. Così in cielo, con Beatrice Parola di Dio, immagine del Verbo, Dante impara subito la carità e incontra gli stessi caratteri già visti in inferno e in parte in purgatorio, ma ora tutti assoltiÉ

INDICE - RIASSUNTO

1. Divieto di giudicare e obbligo di assolvere/perdonare
2. “A Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”: giustizia umana e giustizia divina
3. “Paia tua possa in questi versi brevi” (Par. XVIII 87)
4. La giustizia umana, burocratica e rigida, su cui Dante, come il Vangelo, ironizza
5. “Per esser giusto e pio” (Par. XIX 13), termini ambigui, nella Commedia come nel Vangelo
6. Il rapporto fra legge e amore: ciclicità del poema
7. Salvezza sola fide?
8. Ma esiste l’inferno? E il chaos magnum?
9. Il mistero della scelta gratuita e la predestinazione
10. “Vostra veduta” “non pò da sua natura esser possente / tanto, che suo principio non discerna / molto di là da quel che l’è parvente” (Par. XIX 52-57)
11. Analogie fra Par. XX e Inf. XX e la cornice dei superbi (Purg. X e XII):
11.1 Anfiarao e Davide
11.2 Tiresia e Traiano
11.3 Aronta e Ezechia
11.4 Euripilo e Costantino
11.5 Michele Scotto e Guglielmo II
11.6 Asdente e Rifeo
11.7 “Ora conosce”
12. La coscienza; Dante, Abelardo e Bernardo
13. San Benedetto e l’Empireo

SUMMARY

Prohibition to judge and obligation to absolve/forgive. “To Caesar the things that are Caesar’s, and to God the things that are God’s”. “Let your power appear in these brief lines” (Par. XVIII 87). Human justice, bureaucratic and rigid; Dante, like the Gospel, is rather biting about it. “For being just and duteous” (Par. XIX 13), ambiguous terms in the Commedia and in the Gospel. The relationship between law and love: cyclical nature of the poem. Does hell really exist? And the chaos magnum? The mistery of free-choice and predestination. Your vision cannot of its own nature be of such power that it should not perceive its origin to be far beyond all that is apparent to it (Par. XIX 52-57). Analogies between Par. XX and Inf. XX and the terrace of pride (Purg. X and XII): Amphiaraus and David; Tiresias and Trajan; Aruns and Hezekiah; Eurypylus and Constantine; Michael Scot and William II; Asdente and Ripheus. The conscience; Dante, Abelard and St. Bernard. St. Benedict and the Empyrean.

SOMMAIRE

Défense de juger et obligation d’absoudre/pardonner. “À César ce qui est à César, et à Dieu ce qui est à Dieu”: justice humaine et justice divine. “Que ta puissance paraisse en ces brefs vers” (Par. XVIII 87). La justice humaine, bureaucratique et stricte, sur laquelle Dante, à l’instar de l’Évangile, plaisante. “Pour avoir été juste et pieux” (Par. XIX 13), termes ambigus, et dans la Comédie et dans l’Évangile. Le rapport entre loi et amour : cyclicité du poème. Salut sola fide ? Mais l’enfer existe-t-il ? Et le chaos magnum ? Le mystère du choix gratuit et la prédestination. “Votre vue” “de par sa nature ne peut être si puissante qu’elle ne puisse pas discerner son principe bien au-delà de l’apparence” (Par. XIX 52-57). Analogies entre Par. XX et Inf. XX et la corniche des orgueilleux (Purg. X e XII): Amphiaraüs et David; Tirésias et Trajan; Arruns et Ézéchias; Eurypyle et Constantin; Michel Scott et Guillaume II; Asdent et Riphée. La conscience; Dante, Abélard et Saint Bernard. Saint Beno”t et l’Empyrée.

LODOVICO CARDELLINO, laureato in Fisica teorica e in Filosofia, dopo alcuni anni dedicati all’insegnamento è stato addetto culturale alle ambasciate italiane di Città del Messico e di Mogadiscio. Ha tenuto conferenze e lezioni di letteratura e arte presso varie Università, televisioni e radio in Europa e in America Latina. Da quasi quarant’anni si dedica a tempo pieno alla letteratura e all’esegesi. Ha pubblicato Autocritica infernale (Milano, 1992), La Commedia come ermeneutica biblica (I primi 14 canti del Paradiso) (Bornato in Franciacorta, 2003) e Dante e la Bibbia (Bornato in Franciacorta, 2007). Collabora a Bibbia e Oriente e Rivista Biblica con articoli di esegesi biblica, in particolare sui vangeli di Giovanni e di Matteo.

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